Tel: +39 0932 862613

Super User
POLIZZE CATASTROFALI: TUTTO QUELLO CHE C'É DA SAPERE SUL NUOVO OBBLIGO PER LE IMPRESE
Polizze Catastrofali: tutto quello che c’è da sapere sul nuovo obbligo per le imprese
Dal 31 marzo 2025 scatterà in Italia un obbligo assicurativo senza precedenti: tutte le imprese iscritte al Registro delle imprese saranno tenute a sottoscrivere una polizza contro i rischi catastrofali derivanti da eventi naturali.
L’obbligo, introdotto dalla legge di Bilancio 2024 e regolato nel dettaglio dal Decreto ministeriale 18/2025 del MEF, nasce dalla crescente esposizione del territorio italiano a fenomeni sismici e alluvionali, ma anche dalla necessità di ridurre la pressione economica sul sistema pubblico di protezione civile.
L’Italia, infatti, presenta il più basso tasso di copertura assicurativa contro i disastri naturali tra i paesi europei più esposti. Secondo dati ANIA, solo il 2,4% delle abitazioni è coperto da una polizza contro i rischi catastrofali. Le microimprese non fanno molto meglio: solo il 3,4% risulta coperto contro le alluvioni e l’8,4% contro i terremoti, mentre la percentuale sale rispettivamente al 28,2% e 32,2% per le piccole imprese, fino ad arrivare a circa due terzi per le medie imprese. Le grandi aziende risultano quasi totalmente assicurate.
Una copertura obbligatoria per tutte le imprese (con poche eccezioni)
Il nuovo obbligo si applica a tutte le imprese, italiane o estere con stabile organizzazione in Italia, che siano iscritte nel Registro delle imprese, in qualsiasi sezione e per qualsiasi finalità. Rientrano dunque nell’obbligo anche le società tra professionisti (Stp) e le società tra avvocati (Sta), nonostante l’attività esercitata non sia propriamente industriale o commerciale. Ne sono escluse unicamente le imprese agricole disciplinate dall’articolo 2135 del Codice civile, come approfondito più avanti.
Le polizze dovranno coprire, obbligatoriamente, i beni strumentali all’attività d’impresa: terreni, fabbricati, impianti, macchinari e attrezzature industriali e commerciali. Sono esclusi i veicoli iscritti al PRA e le merci. L’obbligo sussiste anche se i beni non sono di proprietà dell’impresa ma sono impiegati a qualunque titolo, per esempio in leasing, locazione, usufrutto o affitto d’azienda. Il principio guida è che siano funzionali all’attività produttiva e non necessariamente iscritti a bilancio.
Eventi coperti, limiti e incertezze
Il perimetro della garanzia obbligatoria è circoscritto a cinque eventi naturali: terremoti, frane, alluvioni, inondazioni ed esondazioni. Esclusi invece eventi come bombe d’acqua, eruzioni vulcaniche, maremoti e, più in generale, i cosiddetti eventi “di contorno” o danni indiretti. Non sono coperti, ad esempio, i danni da interruzione dell’attività produttiva (business interruption), né quelli causati da comportamenti umani negligenti o da abuso edilizio.
Rimangono alcuni nodi interpretativi, ad esempio in merito all’intensità minima dell’evento per attivare l’indennizzo, soprattutto in caso di calamità localizzate che colpiscano un singolo immobile. In caso di stato di emergenza dichiarato, il dubbio non si pone, ma in sua assenza l’operatività resta incerta salvo specifiche clausole contrattuali.
L’obbligo a contrarre e i limiti per le compagnie
Le compagnie assicurative abilitate all’esercizio del ramo 8 danni saranno tenute a offrire copertura, ma solo nei limiti della loro capacità assuntiva. Il decreto consente infatti alle imprese di fissare dei limiti di tolleranza al rischio, oltre i quali potranno rifiutare nuove proposte, previa comunicazione all’IVASS e pubblicazione sul proprio sito. Inoltre, l’obbligo a contrarre non è modulare: l’impresa assicuratrice deve offrire copertura per tutti e cinque gli eventi previsti e non potrà, ad esempio, accettare solo la copertura contro il terremoto escludendo l’alluvione.
Il premio assicurativo potrà tuttavia essere differenziato in base al rischio effettivo dell’area geografica e anche in relazione alle misure preventive adottate dall’impresa, in una logica di premialità.
Tempistiche e regole transitorie
Il termine per la stipula della copertura è il 31 marzo 2025. Entro quella data, tutte le imprese obbligate dovranno essere dotate di una polizza conforme alle disposizioni di legge. Le polizze già in essere potranno essere mantenute solo se adeguate entro il primo rinnovo utile o quietanzamento successivo. È escluso che polizze generiche contro eventi atmosferici (come grandine o gelo) possano essere considerate valide: la copertura deve includere almeno uno degli eventi catastrofali previsti dalla legge.
Per i contratti collettivi con adesione individuale, la scadenza si applica al singolo contratto del partecipante. In caso di inadempienza, la sanzione amministrativa prevista va da 200.000 euro a 1 milione di euro. Oltre alla multa, le imprese rischiano l’esclusione da qualsiasi contributo, sovvenzione o agevolazione pubblica, anche non legata a eventi calamitosi.
La compartecipazione pubblica
Un elemento innovativo del sistema è la compartecipazione pubblica al rischio, attraverso l’intervento di SACE, che riassicurerà fino al 50% degli indennizzi versati dalle compagnie, con un tetto annuale di 5 miliardi di euro. L’obiettivo è quello di garantire la sostenibilità del sistema, specie per i rischi ad alto impatto.
È anche prevista, grazie alla legge quadro sulle ricostruzioni post calamità, la possibilità per le imprese danneggiate di richiedere un anticipo pari al 30% dell’indennizzo, anche in assenza di previsione contrattuale, per favorire la ripresa dell’attività.
Focus: l’agricoltura e l’eccezione prevista
Le imprese agricole sono espressamente escluse dall’obbligo di assicurarsi contro i rischi catastrofali. La legge 213/2023, al comma 111 dell’articolo 1, richiama le imprese definite dall’articolo 2135 del Codice civile, che si occupano di coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse.
Tuttavia, permangono ambiguità interpretative. Il fondo mutualistico nazionale previsto dalla legge 234/2021 copre infatti solo le produzioni agricole vegetali, escludendo quindi gran parte dei beni aziendali (come fabbricati, impianti e attrezzature), che nelle altre imprese sono invece obbligatoriamente assicurabili. Restano quindi scoperti gli immobili strumentali delle aziende agricole, comprese quelle che si occupano di trasformazione, conservazione o commercializzazione dei prodotti.
Per quanto riguarda il comparto ittico, la distinzione è sottile: gli acquacoltori (che allevano organismi acquatici e sviluppano cicli biologici) sono esonerati come gli agricoltori, mentre i pescatori professionali, titolari di licenza di pesca, non godono di esenzione e rientrano negli obblighi assicurativi.
INCENTIVI ALLE PMI CHE INVESTONO SULLE ENERGIE RINNOVABILI
INCENTIVI ALLE PMI CHE INVESTONO SULLE ENERGIE RINNOVABILI
Il prossimo 4 aprile 2025, aprirà lo sportello per accedere agli incentivi destinati alle imprese che investono sull'energia rinnovabile (in particolare sull'autoproduzione attraverso impianti fotovoltaici e minieolici)
Obiettivo
Il presente decreto è volto a consentire la realizzazione della misura agevolativa associata all’Investimento 16 “Sostegno per l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili nelle PMI” previsto nell’ambito della Missione 7 “REPowerEU” del PNRR.
Beneficiari
Possono beneficiare dell’agevolazione le PMI operanti sull’intero territorio nazionale, ad esclusione delle imprese che operano nel settore carbonifero e della produzione primaria di prodotti agricoli e della pesca e dell’acquacoltura. Non sono in ogni caso ammissibili alle agevolazioni le imprese la cui attività non garantisce il rispetto del principio DNSH.
Programmi di investimento ammissibili
Sono ammissibili all'incentivo "Sostegno per l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per le PMI" i programmi di investimento, economicamente sostenibili, in beni materiali nuovi strumentali all’esercizio d’impresa e in correlate tecnologie digitali, finalizzati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, mediante l’installazione di:
- impianti solari fotovoltaici, comprese le apparecchiature e tecnologie digitali strettamente funzionali all’operatività degli impianti e le spese per l’installazione e la messa in esercizio per autoconsumo immediato.
- possono essere eventualmente integrati e combinati con impianti e sistemi di stoccaggio dietro il contatore (behind-the-meter) dell’energia prodotta, ai fini della possibilità di autoconsumo differito, purché la componente di stoccaggio assorba almeno il 75% della sua energia dall’impianto solare fotovoltaico o mini eolico collegato direttamente, su base annua.
Agevolazioni concedibili
Le agevolazioni sono concesse sulla base di una procedura valutativa a graduatoria e assegnate ai programmi di investimento realizzati per un ammontare di spese ammissibili non inferiore a euro 30.000,00 (trentamila) e non superiore a euro 1.000.000,00 (un milione) nella misura massima del:
- 30% per le medie imprese;
- 40% per le micro e piccole imprese;
- 30% per l’eventuale componente aggiuntiva di stoccaggio di energia elettrica dell’investimento;
- 50% per la diagnosi energetica
Spese ammissibili
Sono ammissibili le spese direttamente collegabili e funzionali alla realizzazione dei programmi di investimento, dette spese ammissibili riguardano l’acquisto, anche mediante operazioni di leasing finanziario, di:
a) impianti solari fotovoltaici o impianti mini eolici, comprese le spese per la loro installazione e messa in esercizio;
b) apparecchiature e tecnologie digitali strettamente funzionali all’operatività degli impianti di cui alla lettera comprese le spese per la loro installazione e messa in esercizio;
c) eventuali sistemi di stoccaggio dell’energia prodotta con;
d) diagnosi energetica ex ante necessaria alla pianificazione degli interventi, a condizione che tale adempimento non risulti obbligato per il soggetto proponente ai sensi della normativa di riferimento.
Dotazione finanziaria
Le risorse destinate alla misura sono 320 milioni di euro, di cui il 40% riservato alle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia e un altro 40% alle micro e piccole imprese.
Scadenza
La domanda di agevolazione deve essere presentata esclusivamente in formato elettronico a partire dalle ore 12.00 del giorno 4 aprile 2025 e fino alle ore 12.00 del giorno 5 maggio 2025.
Per maggiori informazioni potete contattarci allo 0932/862613, inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o www.promotergroup.eu/index.php/contattaci
AIUTI A FONDO PERDUTO PER LE IMPRESE TURISTICHE - REGIONE SICILIA
AIUTI A FONDO PERDUTO PER LE IMPRESE TURISTICHE- REGIONE SICILIA
La Regione Siciliana ha stanziato 135 milioni di euro, provenienti dal Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) 2021-2027, per sostenere le imprese turistiche alberghiere ed extra-alberghiere. L'obiettivo è incentivare investimenti che migliorino la qualità dell'offerta ricettiva e dei servizi, promuovendo la destagionalizzazione e favorendo la sostenibilità ambientale, la digitalizzazione e il recupero del patrimonio immobiliare dismesso.
Obiettivo
Con il presente Avviso pubblico, il Dipartimento Regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo, intende incentivare gli investimenti produttivi nel settore turistico tesi a migliorare il livello qualitativo dell’offerta ricettiva, stimolando il comparto alberghiero ed extra alberghiero verso un miglioramento complessivo degli standard ricettivi, tenendo conto anche della compatibilità ambientale, della sostenibilità e della digitalizzazione.
Le proposte progettuali dovranno essere rispondenti ad almeno una delle seguenti finalità:
a) Il potenziamento dell’offerta turistica;
b) l’innalzamento degli standard qualitativi dell’offerta;
c) l’ampliamento ed il miglioramento dei servizi, volti anche alla destagionalizzazione
dell’offerta;
d) il riutilizzo produttivo di beni immobili dismessi, con particolare riferimento agli
e) immobili con valenza storico culturale.
Tipologia di aiuti
Le agevolazioni per le iniziative di cui al presente Avviso saranno concesse nel rispetto di quanto previsto:
- Regolamento (UE) 2023/2831 (De minimis);
- Regolamento (UE) 651/2014 e s.m.i. (In esenzione).
Beneficiari
Possono beneficiare delle agevolazioni le imprese alberghiere ed extra alberghiere che svolgono o intendono svolgere, in via prevalente attività di impresa riferita ai seguenti codici ATECO 2007:
55 Alloggio
55.1 Alberghi e strutture simili
55.10 Alberghi e strutture simili
55.10.0 Alberghi
55.10.00 Alberghi
55.2 Alloggi per vacanze e altre strutture per brevi soggiorni
55.20 Alloggi per vacanze e altre strutture per brevi soggiorni
55.20.1 Villaggi turistici
55.20.10 Villaggi turistici
55.20.2 Ostelli della gioventù
55.20.20 Ostelli della gioventù
55.20.3 Rifugi di montagna
55.20.30 Rifugi di montagna
55.20.5 Affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence, alloggio connesso alle aziende agricole ittiche
55.20.51 Affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence
I soggetti proponenti devono possedere, alla data di presentazione della domanda di agevolazione, i seguenti requisiti di ammissibilità:
a) essere imprese regolarmente costituite e iscritte nel “Registro delle Imprese”, ancorché inattive o di nuova istituzione, e possedere un ATECO primario in uno dei settori ammissibili di cui all’elencazione precedente;
b) possedere i requisiti di classificazione o dimostrare di potere acquisire i requisiti di classificazione previsti dalla vigente normativa in materia di strutture ricettive;
c) di possedere al momento della presentazione dell’istanza l’unità locale presso il territorio della Regione Siciliana o, alternativamente, di impegnarsi a disporre al momento del primo pagamento dell’aiuto dell’unità locale identificata in sede di domanda;
d) essere in regola con le disposizioni vigenti in materia di normativa edilizia e urbanistica, del lavoro, della prevenzione degli infortuni e della salvaguardia dell’ambiente e impegnarsi a produrre i relativi titolo abilitativi al momento del primo pagamento;
e) trovarsi in regime di contabilità ordinaria (solo per gli aiuti a valere su Regolamento (UE) 651/2014 e s.m.i. (In esenzione);
f) essere in possesso di documentazione idonea attestante la capacità di copertura finanziaria dell’iniziativa (Iva compresa), rilasciata da istituti bancari o intermediari finanziari;
g) essere in regola con il pagamento degli oneri contributivi ed assistenziali, ove ricorra;
h) trovarsi nel pieno e libero esercizio dei propri diritti;
i) non essere in impresa in difficoltà;
j) non avere effettuato una delocalizzazione verso lo “stabilimento” in cui deve svolgersi
l'investimento iniziale per il quale è richiesto l'aiuto, nei due anni precedenti la domanda
di aiuto e impegnarsi a non farlo nei due anni;
k) essere in regola con la normativa antimafia di cui al D.Lgs. 159/2011 (Codice antimafia)
Interventi Finanziabili
Le proposte progettuali presentate dovranno riguardare almeno una delle seguenti tipologie di intervento:
a) Ampliamento, ammodernamento e ristrutturazione di strutture esistenti, nonché la riattivazione delle stesse, anche mediante lavori di manutenzione straordinaria e/o consolidamento, demolizione e ricostruzione secondo quanto previsto dagli strumenti di pianificazione urbanistica comunale;
b) Realizzazione di nuove strutture o attività da realizzarsi anche attraverso iniziative che trasformano, con cambio di destinazione d'uso, immobili esistenti in strutture turistico alberghiere o extralberghiere;
c) Recupero fisico e/o funzionale di immobili o strutture turistico alberghiere o extralberghiere legittimamente iniziate e non ultimate.
Gli investimenti possono prevedere anche la realizzazione di “servizi funzionali”, strettamente collegati alla struttura ricettiva principale.
Le iniziative agevolabili con il presente Avviso devono essere riferite a unità produttive ubicate nel territorio della Regione Siciliana.
Spese Ammissibili
Le spese ammissibili debbono riferirsi ad immobilizzazioni nella misura necessaria alle finalità del progetto oggetto della richiesta di agevolazioni.
Rientrano anche:
a) spese per consulenze specialistiche, studi di fattibilità economico-finanziaria, nonché per l’ottenimento di certificazioni di qualità ambientali o attestati di prestazione energetica secondo standard e metodologie internazionalmente riconosciute, nella misura massima complessiva del 2% rispetto all’investimento ammissibile;
b) spese per oneri di progettazione, direzione lavori, collaudi e verifiche, nella misura massima complessiva del 4% rispetto all’investimento ammissibile ;
c) spese per acquisto di suolo aziendale, fabbricati, immobili o di strutture già precedentemente adibite ad attività turistico alberghiere o extralberghiere, demolizioni e ricostruzioni, ampliamenti, ammodernamenti e ristrutturazione di strutture esistenti, opere di manutenzione straordinaria e/o consolidamento, demolizione e ricostruzione, anche su beni di terzi purché con comprovato titolo di disponibilità della durata non inferiore ad almeno un quinquennio, nella misura massima complessiva del 70% rispetto all’investimento ammissibile. (In ogni caso l'importo ammissibile per l'acquisto di suolo aziendale, fabbricati, immobili o strutture già precedentemente adibite ad attività turistico alberghiere o extralberghiere, non potrà superare il 30% dell'investimento ammissibile;
d) spese per programmi informatici nel limite del 20% rispetto all’investimento ammissibile;
e) spese per acquisto di macchinari, impianti, arredi, attrezzature varie, nuovi di fabbrica;
Agevolazione
Per progetti il cui contributo richiesto sia compreso tra € 50.000,00 e € 300.000,00 il regime di aiuto applicabile sarà quello previsto dal Regolamento (UE) n. 2831/2023 (“de minimis”), con una intensità massima pari al 80% della spesa ammissibile.
Il limite minimo di contributo per le agevolazioni concesse con il tale regime di aiuto è quindi di €
50.000,00, mentre il limite massimo è di € 300.000,00.
Per progetti il cui contributo richiesto sia compreso tra € 300.000,01 e € 3.500.000,00 e, in relazione agli interventi di cui all’articolo 8, rispettino i pertinenti requisiti stabiliti dal
Regolamento (UE) n. 651/2014 il regime di aiuto applicabile sarà quello previsto dal sopracitato Regolamento. Al riguardo, l’intensità massima è pari:
- Fino al 60% delle spese ammissibili per le micro imprese e piccole imprese (MPI);
- Fino al 50% delle spese ammissibili per le medie imprese;
- Fino al 40% delle spese ammissibili per le grandi imprese.
Il limite minimo di contributo concedibile per domanda di finanziamento è di 300.000,01 €, mentre il limite massimo è di 3.500.000,00 €.
Il contributo non è cumulabile con altri finanziamenti pubblici regionali, nazionali o comunitari richiesti per le medesime spese ammissibili.
Criteri di selezione
- Rapporto tra il costo dell'investimento rispetto all'occupazione generata intese come
U.L.A.;
- Rapporto tra il costo dell'investimento (escluso il valore del suolo aziendale, fabbricati, immobili o strutture) rispetto al valore delle immobilizzazioni materiali (impianti, arredi, macchinari, attrezzature, ecc..);
- Caratteristiche del progetto: o congruità del progetto in relazione a obiettivi e risultati attesi; o progetti in linea con le politiche di rimedio al degrado urbano, inteso come recupero di immobili degradati o progetti su immobili che presentano interesse storico architettonico ai sensi dell'art. 13 del D.lgs n. 42/2004 o qualità economico finanziaria del progetto in termini di economicità della proposta, adeguatezza e sostenibilità del business plan e prospettive di crescita;
- Rilevanza del progetto rispetto ai temi della sostenibilità ambientale;
- Nuovi investimenti nelle aree rurali e/o nelle isole minori siciliane e/o nelle aree a marginalità ricettiva.
Dotazione finanziaria
Le risorse disponibili per il presente Avviso ammontano complessivamente a euro 135.000.000,00.
Per maggiori informazioni potete contattarci allo 0932/862613, inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o www.promotergroup.eu/index.php/contattaci
MEDICINA DEL LAVORO, FORMAZIONE E INNOVAZIONE: IL BILANCIO DELLA PRESENZA DI PROMOTERGROUP A LETEXPO 2025
MEDICINA DEL LAVORO, FORMAZIONE E INNOVAZIONE: IL BILANCIO DELLA PRESENZA DI PROMOTERGROUP A LETEXPO 2025
L’azienda ha offerto oltre 60 visite mediche gratuite con la sua Unità Mobile Polidiagnostica e ha contribuito al dibattito su innovazione e formazione con la partecipazione del Presidente Gianni Polizzi a due panel di rilievo
Vittoria (RG), 19-03-2025 - Promotergroup S.p.A. chiude con un bilancio positivo la sua partecipazione a LetExpo 2025, la fiera di riferimento per trasporti, logistica, servizi alle imprese e sostenibilità organizzata da ALIS-Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile in collaborazione con Veronafiere. L’evento, che si è svolto dall’11 al 14 marzo, ha visto la presenza di numerosi visitatori ed espositori e un ricco programma di incontri che ha coinvolto centinaia di relatori, tra cui esponenti di Governo e rappresentanti delle principali aziende del settore.
Elemento centrale della presenza di Promotergroup è stata l’Unità Mobile Polidiagnostica di Telemedicina, un presidio sanitario mobile dotato di strumentazione di ultima generazione, progettato per rispondere in modo innovativo alle esigenze di sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro. L’iniziativa ha riscontrato un forte interesse, consentendo di effettuare oltre 60 visite mediche gratuite, con esami diagnostici fondamentali come la valutazione del rachide, spirometria, visiotest, ECG e visita medica generale.
La telemedicina applicata al mondo del lavoro si conferma una risorsa strategica, soprattutto per comparti come la logistica e i trasporti, dove la salute dei lavoratori è un elemento chiave per la sicurezza e l’efficienza delle aziende. La possibilità di eseguire accertamenti direttamente in loco, tramite le unità mobili di Promotergroup, riduce significativamente i tempi di attesa e ottimizza la gestione delle visite, rispondendo anche alla carenza di medici del lavoro e alla multi localizzazione delle aziende.
Oltre all’offerta operativa in ambito di sorveglianza sanitaria, Promotergroup ha dato un contributo significativo al dibattito sulla digitalizzazione e sulla formazione, con il Presidente Gianni Polizzi protagonista di due appuntamenti di rilievo. Il 12 marzo, nel corso della tavola rotonda “Innovazione nelle infrastrutture: digitalizzazione e system integrator per la mobilità di domani”, è stato approfondito il ruolo delle nuove tecnologie nel ridefinire il settore dei trasporti e della logistica, con un’attenzione particolare all’integrazione tra infrastrutture fisiche e digitali. Il giorno successivo, nel panel “Il mondo di ALIS Academy tra i percorsi formativi e mercato del lavoro”, è stata invece analizzata la centralità della formazione nello sviluppo delle competenze richieste dal settore e del welfare aziendale come leva capace di ridurre il gender gap e trattenere i giovani talenti. In entrambi i contesti, Polizzi ha evidenziato il ruolo strategico di Promotergroup nel fornire soluzioni integrate per la sicurezza, la sostenibilità e la crescita professionale, riaffermando l’impegno dell’azienda nel supportare l’evoluzione del comparto logistico attraverso servizi innovativi.
«La partecipazione a LetExpo 2025 ha rappresentato un’ulteriore conferma della capacità di Promotergroup di coniugare innovazione, sicurezza e formazione, mettendo al servizio delle imprese soluzioni concrete per la crescita e il miglioramento della qualità del lavoro. – ha dichiarato Gianni Polizzi - L’azienda continua a investire nella digitalizzazione dei servizi e nella creazione di strumenti operativi sempre più efficienti, con l’obiettivo di affiancare le aziende nella gestione della sicurezza e della compliance normativa in un contesto economico in continua evoluzione».
Gianni Polizzi - Presidente Promotergroup S.p.A.
Rivedi la tavola rotonda del 12 marzo "Innovazione nelle infrastrutture: digitalizzazione e system integrator per la mobilità di domani”:
https://www.youtube.com/watch?v=gB6olPHtWwM
Rivedi il panel del 13 marzo "Il mondo di ALIS Academy tra i percorsi formativi e mercato del lavoro”:
https://www.youtube.com/watch?v=-YH_g80ELCM
Rivendi l'intervento di Gianni Polizzi del 12/03/2025:
https://www.youtube.com/watch?v=LG7wJsAmEEI
Rivedi l'intervento di Gianni Polizzi del 13/03/2025:
https://www.youtube.com/watch?v=lO9QYt2Wzfk
Rassegna Stampa
Il Sole 24 Ore
AdnKronos
Il Messaggero Marittimo
Il Messaggero - Motori
La Ragione
Il Gazzettino - Motori
Il Giornale del Piemonte e della Liguria
Trasportare Oggi
LA NUOVA ISO 9001:2026: OPPORTUNITÀ E PROSPETTIVE PER LA QUALITÀ DI DOMANI
La nuova ISO 9001:2026: opportunità e prospettive per la qualità di domani
Il nuovo standard introdurrà l’“opportunity-based thinking”, integrando tecnologie emergenti e sostenibilità, e ridefinendo i Sistemi di Gestione per la Qualità
Assolombarda ha recentemente pubblicato la dispensa "La qualità di domani: opportunità e prospettive della ISO 9001:2026", presentata durante un convegno tenutosi il 5 dicembre 2024. Questo documento offre alle imprese una guida per anticipare i cambiamenti previsti nella prossima revisione della norma ISO 9001, attesa per settembre 2026. L'obiettivo è rendere i Sistemi di Gestione per la Qualità (SGQ) strumenti di governance ancora più efficaci, in linea con le sfide attuali e future.
Evoluzione della ISO 9001: il percorso di revisione
La norma ISO 9001, fin dalla sua introduzione nel 1987, ha subito diverse revisioni per adattarsi ai mutamenti del contesto economico e produttivo. Dalla focalizzazione iniziale sulla prevenzione delle non conformità, si è evoluta verso una visione più strategica della qualità. La revisione del 2000 ha introdotto l'approccio per processi, mentre quella del 2015 ha enfatizzato l'analisi del contesto e il risk-based thinking. La prossima revisione del 2026 mira a integrare ulteriormente l’approccio definito “opportunity-based thinking”, incoraggiando le aziende a identificare e sfruttare le opportunità emergenti.
L’evoluzione dello standard internazionale ISO 9001:
La revisione delle norme ISO segue un processo strutturato e partecipativo, noto come Systematic Review, che coinvolge esperti provenienti da tutto il mondo. Questo processo, che si svolge ogni cinque anni, si compone di cinque fasi: dalla preparazione della bozza iniziale, attraverso la revisione e il consenso dei comitati tecnici, fino alla pubblicazione della nuova versione.
1. FASE PREPARATORIA: viene istituito, all’interno del comitato, un gruppo di lavoro (Working Group - WG) per preparare la cosiddetta bozza di lavoro (Working Draft -WD). Il gruppo di lavoro è composto da esperti e da un Convenor (solitamente il Responsabile del progetto). Nel caso della revisione della norma ISO 9001:2015 il gruppo di lavoro di riferimento è il WG29. Quando gli esperti sono soddisfatti di aver sviluppato la migliore soluzione possibile, la bozza viene inoltrata al Comitato Tecnico che, dopo averla analizzata, deciderà a quale fase del processo passare (fase del comitato o fase di indagine).
2. FASE DEL COMITATO: in questa fase, che è facoltativa, la bozza del gruppo di lavoro viene condivisa con i membri del Comitato, che quindi commentano e votano utilizzando il portale del voto elettronico. Il Committee Draft (CD) e le sue successive revisioni rimangono in questa fase fino a quando non si raggiunge il consenso sul contenuto tecnico.
3. FASE DI INDAGINE: durante questa fase il documento, rinominato Draft International Standard (DIS), è presentato al Segretariato Centrale ISO. Viene quindi distribuito a tutti i membri ISO che hanno 12 settimane per esprimere il loro voto e commentare. Il DIS è approvato se i due terzi dei membri partecipanti del TC/SC sono favorevoli e non più di un quarto del numero totale dei voti espressi è negativo. Se il DIS viene approvato e non vengono introdotte modifiche tecniche nella bozza, il progetto passa direttamente alla fase di pubblicazione. Se, invece, vengono introdotte modifiche tecniche, la fase successiva diventa obbligatoria. 4.
4. FASE DI APPROVAZIONE: se si utilizza questa fase, il Final Draft International Standard (FDIS) viene presentato all'ISO/Central Secretariat (ISO/CS) dal Responsabile del Comitato. L'FDIS viene quindi distribuito a tutti i membri ISO per una votazione della durata di 8 settimane. Lo standard è approvato se i due terzi dei membri partecipanti del TC/SC è favorevole e non più di un quarto del numero totale di voti espressi è negativo.
5. FASE DI PUBBLICAZIONE: durante questa fase il segretario sottopone il documento finale per la pubblicazione. Se lo standard ha dovuto attraversare la fase di approvazione, il manager può inviare le risposte del leader ai commenti degli enti membri riguardo l'FDIS. In questa fase sono ammesse solo correzioni editoriali. La norma è così pubblicata dall'ISO/Central Secretariat (ISO/CS) come Standard Internazionale (International Standard – IS).
Rispondere alle sfide emergenti attraverso la nuova ISO 9001:2026
La decisione di procedere con una nuova revisione della ISO 9001 è stata influenzata da numerosi fattori emergenti. Tra questi, l'evoluzione tecnologica, come l'intelligenza artificiale e la digitalizzazione, la crescente attenzione alla sostenibilità e ai criteri ESG (Environmental, Social, Governance), e la necessità di gestire una complessità sempre maggiore nel contesto globale. Questi elementi richiedono alle aziende di adottare un approccio più flessibile e proattivo nella gestione della qualità.
Per affrontare con successo la transizione verso la ISO 9001:2026, le aziende sono invitate a intraprendere diverse azioni strategiche. Tra queste, la mappatura dettagliata dei processi aziendali per individuare opportunità di miglioramento, l'integrazione di tecnologie emergenti come l'intelligenza artificiale per ottimizzare la gestione della qualità, e l'allineamento delle pratiche aziendali ai principi di sostenibilità e responsabilità sociale. Adottare strumenti di monitoraggio e analisi avanzati consentirà alle imprese di valutare i progressi e identificare nuove aree di crescita.
La revisione della ISO 9001 rappresenta un'opportunità per le aziende di ripensare il proprio approccio alla qualità, trasformando le sfide emergenti in leve per l'innovazione e la competitività. Prepararsi proattivamente a questi cambiamenti permetterà alle imprese di rafforzare la propria posizione nel mercato globale, garantendo una crescita sostenibile e duratura.
Per approfondire questi temi è possibile consultare i seguenti link:
- https://www.assolombarda.it/servizi/industria-innovazione-e-qualita/documenti/la-qualita-di-domani-opportunita-e-prospettive-della-iso-9001-2026-dispensa
- https://www.assolombarda.it/servizi/industria-innovazione-e-qualita/informazioni/pubblicata-la-nuova-dispensa-la-qualita-di-domani-opportunita-e-prospettive-della-iso-9001-2026
DIRETTIVA EUROPEA PPWR: NUOVE REGOLE SU IMBALLAGGI
Direttiva europea PPWR: nuove regole sugli imballaggi
Dal 2030 solo packaging riciclabile e meno plastica monouso: l’Unione Europea impone nuove regole per ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi e spinge l’industria verso materiali più sostenibili
L’Unione Europea ha deciso di intervenire in modo deciso sulla gestione degli imballaggi e dei rifiuti da essi derivati. La nuova Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR) segna una svolta importante: non più semplici linee guida, ma un regolamento vincolante che si applicherà direttamente in tutti gli Stati membri. L’obiettivo è quello di ridurre la quantità di plastica utilizzata per gli imballaggi, aumentare il riciclo e promuovere materiali più sostenibili.
Nel corso dell’ultimo decennio, il packaging è diventato un problema sempre più evidente. I rifiuti generati dagli imballaggi continuano a crescere a un ritmo preoccupante: nel 2021, ogni abitante dell’UE ha generato in media 188,7 kg di rifiuti da imballaggio (Eurostat, 2023), un dato in costante aumento (+32kg rispetto al 2011). Di questi, una parte significativa è costituita da plastica, il materiale più problematico in termini di riciclo e impatto ambientale. La vecchia Direttiva 94/62/CE non è stata sufficiente a invertire la rotta e, anzi, tra il 2011 e il 2021 il packaging waste generato da imballaggio è aumentato del 27% (Eurostat, 2023).
Di fronte a questa emergenza, la PPWR stabilisce regole chiare e ambiziose soprattutto per quanto riguarda il problema derivante dall’utilizzo di plastica. Anche se rappresenta circa il 19-20% dei materiali da imballaggio, il suo riciclo è attualmente bassissimo mentre il suo impatto sull’ambiente rimane gigantesco. Le soluzioni per la plastica sono fondamentalmente due: ridurre la produzione di plastica vergine; migliorare il processo per la gestione e il riciclaggio della plastica post-consumo.
La normativa introduce, inoltre, percentuali minime obbligatorie di materiale riciclato negli imballaggi in plastica: dal 10 al 35% entro il 2030, fino al 65% entro il 2040. Inoltre, saranno vietati gli imballaggi monouso in plastica per prodotti ortofrutticoli freschi, preconfezionati, di perso inferiore a 1,5 kg, così come quelli per il settore HoReCa destinati a cibi e bevande consumati sul posto. Questo significa un cambiamento radicale per molti settori, in particolare quello agroalimentare, che dovrà ripensare la propria strategia di confezionamento.
Un altro nodo cruciale riguarda i PFAS (sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche), spesso presenti nei rivestimenti degli imballaggi alimentari per la loro resistenza all’olio e al calore. Noti come “forever chemicals”, questi composti sono altamente persistenti e possono accumularsi negli organismi viventi, con effetti ancora poco chiari sulla salute umana. La PPWR stabilisce limiti stringenti per il loro utilizzo, un passo fondamentale per garantire la sicurezza alimentare e ridurre la contaminazione ambientale.
C’è poi il grande tema del riuso vs riciclo. Il regolamento spinge per un maggiore utilizzo di imballaggi riutilizzabili, ma non tutti sono d’accordo. Secondo EPPA (European Paper Packaging Alliance, 2023), in alcuni contesti il passaggio a soluzioni riutilizzabili potrebbe avere un impatto ambientale addirittura superiore rispetto agli imballaggi monouso, a causa del consumo di acqua e delle risorse necessarie per il lavaggio e la logistica. Il dibattito è aperto, ma una cosa è certa: l’eco-design sarà un elemento chiave. I produttori dovranno ripensare i materiali e i formati degli imballaggi, privilegiando soluzioni più semplici e facilmente riciclabili.
Le aziende non potranno più ignorare il problema. Il regolamento impone agli operatori del settore di contribuire finanziariamente alla gestione dei rifiuti di imballaggio attraverso il principio della responsabilità estesa del produttore (EPR – Extended Producer Responsibility). In altre parole, chi immette imballaggi sul mercato dovrà anche contribuire ai costi della loro raccolta e smaltimento.
Cosa significa tutto questo per l’agricoltura e l’industria alimentare? Il settore agroalimentare sarà tra quelli più impattati dalla PPWR. I produttori di frutta e verdura dovranno adeguarsi all’eliminazione degli imballaggi in plastica monouso, cercando alternative sostenibili che garantiscano la conservazione del prodotto senza aumentare sprechi e costi. Anche il comparto lattiero-caseario e quello delle bevande dovranno affrontare nuove sfide, con l’introduzione di contenitori riutilizzabili e materiali più facili da riciclare.
La PPWR rappresenta una sfida, ma anche un’opportunità. L’innovazione nei materiali e nei processi di confezionamento sarà fondamentale per rispettare i nuovi standard e, al tempo stesso, migliorare la sostenibilità dell’intero comparto.
PARITÀ DI GENERE: GUIDA PRATICA ALL'IMPLEMENTAZIONE DELLA UNI PDR 125
Come implementare efficacemente la PdR 125 in azienda per garantire che le politiche di inclusione siano operative e non solo dichiarative, in modo da supportare un processo di certificazione efficace?
Si propongono di seguito alcune azioni chiave per l'implementazione efficace della PdR 125, volte a garantire che le politiche di inclusione e parità di genere siano profondamente radicate nella cultura aziendale e nei comportamenti quotidiani, divenendo un pilastro strategico che orienta le azioni e le decisioni a tutti i livelli. Non si tratta solo di rispettare gli standard, ma di creare un ambiente di lavoro che rifletta i valori di equità e rispetto, che sostenga l’empowerment femminile e, nel contempo, porti vantaggi concreti alla performance e al benessere complessivo dell’azienda
Definizione delle politiche aziendali
L’azienda deve adottare politiche esplicite e documentate riguardo alla parità di genere, con obiettivi chiari e misurabili. La PdR 125 richiede di definire, ad esempio, come ridurre il divario salariale di genere, garantire pari opportunità in assunzione e promozioni, e promuovere un ambiente di lavoro senza discriminazioni. L’obiettivo è fare in modo che queste politiche siano un pilastro della cultura aziendale e non un elemento decorativo. In questo contesto, è fondamentale non solo stabilire regole, ma anche creare un piano d'azione concreto per monitorare e raggiungere gli obiettivi prefissati.
Modifica dei processi aziendali
Per integrare la PdR 125 nei processi aziendali, è necessario rivedere e, se necessario, ristrutturare i processi di selezione del personale, le valutazioni delle performance e le politiche di promozione. Ad esempio, è fondamentale che i criteri di selezione siano neutrali rispetto al genere, etnia e altre diversità, evitando pregiudizi inconsci che possano influenzare le decisioni. Questo implica anche l'adozione di tecniche di selezione oggettive, come test di valutazione delle competenze, e l'uso di panel di intervistatori diversificati, che possano bilanciare prospettive diverse e ridurre il rischio di bias.
Formazione continua per sensibilizzare
La formazione è un elemento cruciale della PdR 125. Non solo il personale deve essere sensibilizzato sui temi della diversità e inclusione, ma la formazione deve essere continua e mirata a tutti i livelli dell'organizzazione, dalla base alla leadership. Temi come i pregiudizi inconsci (unconscious bias), la parità salariale, le politiche anti-discriminazione e la gestione inclusiva delle risorse umane devono essere trattati in modo concreto. La leadership deve essere coinvolta in maniera attiva, agendo come modello di comportamento e integrando i principi di inclusività nelle proprie azioni quotidiane.
Monitoraggio dei progressi e analisi dei dati
L’azienda deve monitorare costantemente i progressi delle politiche di diversità e inclusione. Per farlo, è fondamentale raccogliere dati quantitativi e qualitativi, come la distribuzione di genere nelle posizioni di leadership, la partecipazione alle formazioni, le evoluzioni salariali e le differenze di trattamento tra gruppi diversi. Oltre all'analisi dei dati, sondaggi anonimi tra i dipendenti possono fornire preziose informazioni sul clima aziendale e sulla percezione delle politiche di inclusione. Questi dati devono essere analizzati regolarmente e utilizzati per prendere decisioni informate su possibili miglioramenti.
Coinvolgimento e leadership aziendale
Il successo dell'implementazione della PdR 125 dipende in gran parte dal coinvolgimento attivo della leadership, che non deve limitarsi a sostenere le politiche di inclusione, ma incarnarle quotidianamente. La Direzione deve assumere un ruolo di guida, promuovendo attivamente una cultura inclusiva che valorizzi tutte le differenze. L'empowerment femminile diventa obiettivo centrale: le aziende devono garantire alle donne opportunità concrete di crescita professionale e di accesso a ruoli di leadership. Ciò significa non solo rimuovere le barriere strutturali e culturali, ma anche sviluppare percorsi di carriera mirati, con programmi di mentorship, formazione e coaching che sostengano la conciliazione tra vita lavorativa e privata. La leadership deve riconoscere che la diversità, e in particolare la parità di genere, non rappresenta solo un principio etico, ma una leva strategica fondamentale che porta a un vantaggio competitivo sostenibile, contribuendo a migliorare le performance aziendali nel tempo.
Creazione di un ambiente sicuro per la segnalazione di disuguaglianze
L’Azienda deve includere meccanismi per garantire che i dipendenti e le dipendenti possano segnalare situazioni di discriminazione o molestie in un ambiente sicuro, senza timore di ritorsioni. Questo implica l’implementazione di sportelli di ascolto, canali di segnalazione anonimi o altri sistemi di supporto. Ogni segnalazione deve essere presa in carico seriamente e deve essere gestita in modo riservato, con l’adozione di misure correttive quando necessario, in modo da garantire che l’ambiente di lavoro rimanga equo e sicuro per tutti.
In sintesi, implementare la PdR 125 significa integrare una gestione della diversità e della parità di genere nei processi aziendali quotidiani, non solo come strumento per la certificazione, ma come un valore autentico e strategico per l’azienda. Attraverso politiche concrete, formazione, monitoraggio e una leadership forte, l'azienda non solo diventa conforme agli standard, ma contribuisce a costruire un ambiente di lavoro più equo e inclusivo, che porta a migliori performance e un clima aziendale più sano.
FORMAZIONE E SICUREZZA, IL RAPPORTO AIFOS: IL 66% DELLE AZIENDE NON VERIFICA L'EFFICACIA DEI CORSI
Formazione e Sicurezza, il rapporto AiFOS: il 66% delle aziende non verifica l’efficacia dei corsi
Formare non basta: senza misurare i risultati, la sicurezza sul lavoro resta un obiettivo mancato. Il Rapporto AiFOS 2024 e le nuove sfide imposte dalla normativa Stato-Regioni
La formazione in materia di sicurezza sul lavoro è da sempre un tema centrale nella gestione aziendale, ma il Rapporto AiFOS 2024 mette in luce dati che evidenziano alcune criticità relative alla verifica dell’efficacia della stessa formazione. La valutazione dell’efficacia della formazione, costituisce infatti una preziosa spinta al cambiamento che rientra pienamente nella «cultura del “miglioramento continuo” che può essere integrato con componenti sempre più complesse e strutturate, in grado di leggere i bisogni emergenti e i mutamenti in corso che stanno trasformando profondamente l’economia e il mercato del lavoro, con importanti implicazioni sulle strutture occupazionali, il contenuto delle professioni e le competenze richieste».
Con l'entrata in vigore, nel 2025, del nuovo Accordo Stato-Regioni, l'obbligo di verifica dell'efficacia della formazione porta le aziende a riconsiderare il proprio approccio alla sicurezza sul lavoro. L’obiettivo è garantire che i corsi non siano solo un adempimento obbligatorio, ma contribuiscano concretamente alla riduzione di infortuni e incidenti sul lavoro.
Quanto è veramente efficace la formazione?
Per rispondere a questa domanda, AiFOS ha condotto una ricerca tramite la raccolta di questionari anonimi intervistando più di 800 professionisti della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro (formatori, RSPP, HSE Manager, preposti, RLS) che operano su tutto il territorio nazionale. Il campione di riferimento è formato per la maggioranza da uomini (+60%) di età compresa tra i 35-64 anni di età, con una formazione che va dalla Licenza Media a Master Universitari di II Livello.
I dati emersi evidenziano come il 66% delle aziende non effettua alcun tipo di verifica sull’efficacia dei corsi di sicurezza sul lavoro. Tra i partecipanti all’indagine, l’85% dichiara di aver analizzato il tema della valutazione dell’efficacia formativa, solo il 31% però lo ha studiato in modo approfondito. Questi dati evidenziano una scarsa sensibilità da parte delle imprese al tema della valutazione dell’efficacia della formazione e la necessità di cercare di far entrare nella cultura organizzativa aziendale in concetto che tali attività possano ridurre i rischi.
Dall’analisi si evince inoltre che per il 23% dei casi il controllo sull’efficacia avviene in fase di progettazione del corso; per il 33% solo dopo l’erogazione dei corsi; per l’11% solo in caso di infortuni o “near missis”; per il 32% non viene effettuato.
Quando le aziende decidono di valutare l'efficacia della formazione, gli strumenti più comuni sono:
- questionari di autovalutazione compilato dai lavoratori (15%)
- incontri specifici con i lavoratori (16%)
- audit interni (14,4%)
- checklist di verifica delle competenze (12,7%)
- analisi dei dati sugli infortuni prima e dopo la formazione (7,9%)
- non viene effettuato alcun monitoraggio dell’efficacia formativa (25,3%)
- incontri con la dirigenza e la funzione HR (4,8%)
La verifica delle competenze acquisite dai lavoratori è svolta principalmente dai Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (29,1%), seguiti dai formatori (17,4%) e dai preposti (6,7%). Il coinvolgimento dei datori di lavoro in queste verifiche è ancora marginale (3,4%), segnale che il tema non è ancora considerato una priorità strategica a livello gestionale.
L’accordo Stato-Regioni 2025: un cambio di paradigma
Con l'entrata in vigore del nuovo Accordo Stato-Regioni nel 2025, la verifica dell'efficacia della formazione diventerà un passaggio obbligatorio per le aziende. L'obiettivo è garantire che i corsi di sicurezza abbiano un impatto concreto sulla prevenzione degli infortuni. Secondo quanto previsto dall'Accordo, la verifica dell'efficacia dovrà avvenire durante la stessa formazione (attraverso test intermedi e prove pratiche, a fine corso (con valutazioni specifiche) e nei mesi successivi all’erogazione (per monitorare il reale cambiamento nei comportamenti lavorativi).
L'introduzione della verifica obbligatoria dell'efficacia formativa rappresenta un passo avanti cruciale per la prevenzione nei luoghi di lavoro. Tuttavia, perché questa novità produca effetti concreti, sarà necessario un impegno attivo da parte delle aziende. Le imprese dovranno non solo aggiornare le proprie modalità di formazione, ma anche investire in strumenti che consentano una valutazione più approfondita. Ad esempio, l’uso di intelligenza artificiale per monitorare l’applicazione delle norme di sicurezza, il miglioramento delle piattaforme di e-learning con moduli interattivi e test pratici, e l’introduzione di sistemi di feedback continuo dai lavoratori saranno elementi essenziali per un approccio più efficace.
Inoltre, il coinvolgimento di figure chiave come i preposti e i datori di lavoro nel processo di valutazione sarà cruciale per garantire un cambiamento culturale, passando da una visione della formazione come obbligo normativo a una concezione più strategica, volta a migliorare realmente la sicurezza nei luoghi di lavoro.
ANTINCENDIO: NUOVA PROROGA PER GLI ALBERGHI, ADEGUAMENTO OBBLIGATORIO ENTRO IL 2026
Antincendio: nuova proroga per gli Alberghi, adeguamento obbligatorio entro il 2026
Il recente Decreto Milleproroghe ha concesso un nuovo slittamento dei termini per l’adeguamento antincendio degli alberghi e delle strutture ricettive con oltre 25 posti letto
Grazie alla conversione del decreto Milleproroghe, il termine per l’adeguamento antincendio di alberghi e strutture ricettive slitta dal 31 dicembre 2024 al 31 dicembre 2026, guadagnando due anni.
Questa proroga offre un’ultima opportunità per mettersi in regola, evitando sanzioni e possibili chiusure. Un’altra novità importante riguarda l’aumento delle prescrizioni tecniche obbligatorie.
In passato, le strutture dovevano rispettare sei requisiti fondamentali, oggi il numero sale a otto.
Ecco le principali misure che gli albergatori devono adottare:
- Resistenza al fuoco delle strutture;
- Reazione al fuoco dei materiali;
- Compartimentazioni per limitare la propagazione degli incendi;
- Adeguatezza di corridoi;
- Adeguatezza di scale;
- Adeguatezza di ascensori e montacarichi;
- Impianti idrici antincendio;
- Vie di uscita sicure, sia ad uso esclusivo che promiscuo.
Queste disposizioni non sono solo un obbligo di legge, ma un investimento fondamentale per garantire la sicurezza di ospiti e personale, oltre che per proteggere il proprio business da possibili sanzioni e danni reputazionali. Non è la prima volta che il settore alberghiero beneficia di una proroga. Dal 2018 si sono susseguiti diversi rinvii, legati a una normativa tecnica che risale addirittura al 1994. Il Decreto Milleproroghe, approvato dal Senato il 13 febbraio 2025, deve ancora ricevere il via libera definitivo dalla Camera e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Ma è chiaro che gli albergatori devono approfittare del tempo concesso per avviare subito gli interventi di adeguamento.
L’adeguamento alle normative antincendio non è solo un obbligo di legge, ma una garanzia di sicurezza per gli ospiti e una tutela per il proprio investimento.
Non aspettare l’ultimo momento: affidati ai nostri professionisti della sicurezza e pianifica gli interventi necessari per garantire un futuro sereno alla tua attività.
Contattaci al numero 0932/862613 o inviaci una email a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o https://www.promotergroup.eu/index.php/contattaci.
LA REGIONE SICILIANA HA APPROVATO IL DISCIPLINARE SULLE NORME TECNICHE AGRONOMICHE DI PRODUZIONE INTEGRATA 2025
La Regione Siciliana ha approvato il disciplinare sulle Norme tecniche agronomiche di produzione integrata 2025
Nuove regole per un’agricoltura più sostenibile: riduzione di prodotti fitosanitari, gestione ottimizzata delle risorse e incentivi per le aziende virtuose
La Regione Siciliana ha approvato il nuovo Disciplinare di Produzione Integrata 2025, un documento che introduce regole e pratiche agronomiche per rendere l’agricoltura più sostenibile ed efficiente.
Il Disciplinare di Produzione Integrata è un insieme di norme tecniche finalizzate a garantire un’agricoltura più sostenibile, con un utilizzo responsabile delle risorse naturali e una riduzione dei prodotti chimici. Questo sistema di produzione si propone di coniugare efficienza economica e rispetto per l’ambiente, migliorando la qualità delle colture.
Il documento definisce le linee guida per una gestione sostenibile delle colture, fornendo indicazioni precise su aspetti fondamentali come la fertilizzazione, l’irrigazione e la gestione del suolo. L’obiettivo è limitare l’uso di prodotti chimici, incentivando l’impiego di tecniche agronomiche più naturali ed efficienti. In questo modo, si punta a ridurre l’impatto ambientale, mantenendo al contempo la competitività delle aziende agricole e garantendo standard qualitativi elevati.
L’approvazione di questo disciplinare rappresenta un traguardo significativo per l’agricoltura siciliana, che si dota di uno strumento chiaro e aggiornato per migliorare la sostenibilità delle produzioni. Tra i principali vantaggi derivanti dall’adozione di queste norme, vi è una gestione più razionale delle risorse idriche e del suolo, con effetti positivi sulla fertilità dei terreni e sulla conservazione della biodiversità.
L’applicazione delle nuove regole sarà monitorata attraverso un sistema di controlli periodici, mentre gli agricoltori potranno beneficiare di strumenti digitali per agevolare la pianificazione delle pratiche agronomiche. Questo rappresenta un ulteriore incentivo per le aziende che intendono adottare metodi più sostenibili, favorendo una transizione graduale verso un modello agricolo più responsabile ed efficiente.