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PARITÀ DI GENERE: GUIDA PRATICA ALL'IMPLEMENTAZIONE DELLA UNI PDR 125
Come implementare efficacemente la PdR 125 in azienda per garantire che le politiche di inclusione siano operative e non solo dichiarative, in modo da supportare un processo di certificazione efficace?
Si propongono di seguito alcune azioni chiave per l'implementazione efficace della PdR 125, volte a garantire che le politiche di inclusione e parità di genere siano profondamente radicate nella cultura aziendale e nei comportamenti quotidiani, divenendo un pilastro strategico che orienta le azioni e le decisioni a tutti i livelli. Non si tratta solo di rispettare gli standard, ma di creare un ambiente di lavoro che rifletta i valori di equità e rispetto, che sostenga l’empowerment femminile e, nel contempo, porti vantaggi concreti alla performance e al benessere complessivo dell’azienda
Definizione delle politiche aziendali
L’azienda deve adottare politiche esplicite e documentate riguardo alla parità di genere, con obiettivi chiari e misurabili. La PdR 125 richiede di definire, ad esempio, come ridurre il divario salariale di genere, garantire pari opportunità in assunzione e promozioni, e promuovere un ambiente di lavoro senza discriminazioni. L’obiettivo è fare in modo che queste politiche siano un pilastro della cultura aziendale e non un elemento decorativo. In questo contesto, è fondamentale non solo stabilire regole, ma anche creare un piano d'azione concreto per monitorare e raggiungere gli obiettivi prefissati.
Modifica dei processi aziendali
Per integrare la PdR 125 nei processi aziendali, è necessario rivedere e, se necessario, ristrutturare i processi di selezione del personale, le valutazioni delle performance e le politiche di promozione. Ad esempio, è fondamentale che i criteri di selezione siano neutrali rispetto al genere, etnia e altre diversità, evitando pregiudizi inconsci che possano influenzare le decisioni. Questo implica anche l'adozione di tecniche di selezione oggettive, come test di valutazione delle competenze, e l'uso di panel di intervistatori diversificati, che possano bilanciare prospettive diverse e ridurre il rischio di bias.
Formazione continua per sensibilizzare
La formazione è un elemento cruciale della PdR 125. Non solo il personale deve essere sensibilizzato sui temi della diversità e inclusione, ma la formazione deve essere continua e mirata a tutti i livelli dell'organizzazione, dalla base alla leadership. Temi come i pregiudizi inconsci (unconscious bias), la parità salariale, le politiche anti-discriminazione e la gestione inclusiva delle risorse umane devono essere trattati in modo concreto. La leadership deve essere coinvolta in maniera attiva, agendo come modello di comportamento e integrando i principi di inclusività nelle proprie azioni quotidiane.
Monitoraggio dei progressi e analisi dei dati
L’azienda deve monitorare costantemente i progressi delle politiche di diversità e inclusione. Per farlo, è fondamentale raccogliere dati quantitativi e qualitativi, come la distribuzione di genere nelle posizioni di leadership, la partecipazione alle formazioni, le evoluzioni salariali e le differenze di trattamento tra gruppi diversi. Oltre all'analisi dei dati, sondaggi anonimi tra i dipendenti possono fornire preziose informazioni sul clima aziendale e sulla percezione delle politiche di inclusione. Questi dati devono essere analizzati regolarmente e utilizzati per prendere decisioni informate su possibili miglioramenti.
Coinvolgimento e leadership aziendale
Il successo dell'implementazione della PdR 125 dipende in gran parte dal coinvolgimento attivo della leadership, che non deve limitarsi a sostenere le politiche di inclusione, ma incarnarle quotidianamente. La Direzione deve assumere un ruolo di guida, promuovendo attivamente una cultura inclusiva che valorizzi tutte le differenze. L'empowerment femminile diventa obiettivo centrale: le aziende devono garantire alle donne opportunità concrete di crescita professionale e di accesso a ruoli di leadership. Ciò significa non solo rimuovere le barriere strutturali e culturali, ma anche sviluppare percorsi di carriera mirati, con programmi di mentorship, formazione e coaching che sostengano la conciliazione tra vita lavorativa e privata. La leadership deve riconoscere che la diversità, e in particolare la parità di genere, non rappresenta solo un principio etico, ma una leva strategica fondamentale che porta a un vantaggio competitivo sostenibile, contribuendo a migliorare le performance aziendali nel tempo.
Creazione di un ambiente sicuro per la segnalazione di disuguaglianze
L’Azienda deve includere meccanismi per garantire che i dipendenti e le dipendenti possano segnalare situazioni di discriminazione o molestie in un ambiente sicuro, senza timore di ritorsioni. Questo implica l’implementazione di sportelli di ascolto, canali di segnalazione anonimi o altri sistemi di supporto. Ogni segnalazione deve essere presa in carico seriamente e deve essere gestita in modo riservato, con l’adozione di misure correttive quando necessario, in modo da garantire che l’ambiente di lavoro rimanga equo e sicuro per tutti.
In sintesi, implementare la PdR 125 significa integrare una gestione della diversità e della parità di genere nei processi aziendali quotidiani, non solo come strumento per la certificazione, ma come un valore autentico e strategico per l’azienda. Attraverso politiche concrete, formazione, monitoraggio e una leadership forte, l'azienda non solo diventa conforme agli standard, ma contribuisce a costruire un ambiente di lavoro più equo e inclusivo, che porta a migliori performance e un clima aziendale più sano.
CERTIFICAZIONE DELLA PARITA’ DI GENERE NELLE IMPRESE, COME FUNZIONA?
Definiti i parametri minimi per il conseguimento della certificazione che valuta per la prima volta il GenderGap.
La certificazione della parità di genere, inserita nel Piano Nazionale di Ripresa e resilienza (PNRR), diventa operativa. È uscito, infatti, sulla Gazzetta Ufficiale del 1° luglio 2022 il nuovo decreto che definisce i parametri minimi per l’ottenimento della certificazione della parità di genere da parte delle imprese e il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali aziendali e delle consigliere e consiglieri di parità, nel controllo e nella verifica del rispetto dei requisiti necessari al loro mantenimento.
I parametri sono quelli di cui alla Prassi DI RIFERIMENTO UNI/PdR 125:2022, pubblicata il 16 marzo 2022, contenente le linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere che prevede l’adozione di specifici indicatori chiave di prestazione, inerenti alle politiche di parità di genere nelle organizzazioni. Nello specifico definisce criteri, prescrizioni tecniche ed elementi funzionali alla certificazione di genere, con particolare riferimento alla retribuzione corrisposta e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, nonché alle modalità di controllo e verifica del rispetto dei requisiti necessari al loro mantenimento. La certificazione verrà rilasciata da organismi accreditati, in conformità alla norma.
“Investire nel lavoro femminile significa fare un investimento non solo per l'azienda, ma per tutto il paese e a questo va riconosciuto un valore per il suo impatto” - ha spiegato la ministra Elena Bonetti. “È come se avessimo una squadra di serie A e la lasciassimo in panchina. Per cambiare le cose ci vuole un processo integrato e da qui al 2026 abbiamo degli obiettivi chiave, come colmare il divario salariale, che non possiamo permetterci di mancare e per i quali va attivato un processo irreversibile di investimenti".
Il tema Gender Equality rappresenta uno dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile fissati dall’ONU (Goal 5). Il sistema, inserito dal PNRR tra gli strumenti a sostegno delle donne, è stato delineato con la legge n. 162/2021 e con la Legge di Bilancio 2022. Il PNRR, infatti, si pone anche specifici obiettivi quantitativi: entro il 2026 almeno 800 piccole e medie imprese dovranno ottenere la certificazione della parità di genere e 1.000 aziende dovranno beneficiare delle agevolazioni collegate. Le imprese possono chiedere agli organismi di valutazione accreditati l’attestato sul possesso di parametri minimi di equità uomo-donna in azienda.
I parametri della certificazione di parità di genere
La certificazione accreditata, rilasciata da organismi riconosciuti competenti e imparziali da un ente terzo quale Accredia, permette di individuare le imprese capaci di adottare misure concrete per ridurre il divario di genere rispetto alle opportunità di crescita, alla parità salariale e alla tutela della maternità. Per ottenere la certificazione sulla parità di genere i parametri che vengono valutati sono 33: sette per cultura e strategia, 5 per la governance, 6 per i processi legati alle risorse umane, 7 per la crescita e inclusione delle donne, 3 per l’equità remunerativa e 5 per la tutela della genitorialità. Per ottenere il via libera bisogna avere oltre il 60% di indicatori con voto positivo.
Il datore di lavoro dovrà fornire annualmente, anche sulla base delle risultanze dell’audit interno, un'informativa aziendale sulla parità di genere. Nel caso siano rilevate anomalie, esse verranno segnalate all'organismo di valutazione della conformità che ha rilasciato la certificazione.
Sgravi e premialità:
- Per l’anno 2022, alle aziende private che siano in possesso della certificazione della Parità di Genere è concesso, nel limite di 50 milioni di euro, un esonero dal versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico del datore di lavoro. L’esonero è determinato in misura non superiore all’1% e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna azienda, riparametrato e applicato su base mensile.
- Alle aziende private che, alla data del 31 dicembre dell’anno precedente a quello di riferimento, siano in possesso della certificazione sulla parità di genere è riconosciuto un punteggio premiale per la valutazione, da parte di autorità titolari di fondi europei nazionali e regionali, di proposte progettuali ai fini della concessione di aiuti di Stato a cofinanziamento degli investimenti sostenuti.
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